mercoledì 13 gennaio 2016

Atto I: No cell can hold me!




E così, finalmente, ci siamo. I nostri anti eroi cominciano questa avventura nella prigione di Branderscar, la prigione più sicura di tutta Talingarde, con un caldo benvenuto: appena arrivati ciascuno di loro viene marchiato a fuoco sull'avambraccio con una F runica. La F sta per forsaken ed è lì per significare e ricordare ogni giorno che a Talingarde chi si macchia di crimini tanto orrendi è oltre ogni possibilità di redenzione, che chi la porta non fa più parte della società civile e non potrà mai più rientrarvi.
Incatenati mani e piedi al muro da solide catene, tutti sanno che tra 3 giorni arriverà il boia ed il fatale destino dei nostri antieroi si compirà. Nonostante la considerevole forza fisica messa in campo da Rakon ed Extreme, che a più riprese tentano di rompere o forzare le catene che li assicurano al muro, gli sforzi in questo senso non producono alcun risultato, se non quello di attirare le guardie sopraggiunte a distribuire qualche manganellata. Tutto sembra perduto,
All'improvviso una guardia entra nella cella e preleva Lowell, che si accorge immediatamente che qualcosa non va: lo sguardo dell'uomo sembra vuoto, come se fosse molto ubriaco o stordito. Lowell teme per l'integrità del proprio ano, soprattutto dopo essere stato incappucciato, ma quando viene gettato a terra e scappucciato, di fronte a lui si trova una donna bellissima in lacrime che è lesta a pregare la guardia di lasciarla sola col prigioniero. Per la massima sorpresa di Lowell, la guardia obbedisce e di nuovo è chiaro che qualcosa non va: visite? A Branderscar? Quando mai si è sentita una cosa del genere?
Non appena la guardia lascia la stanza, l'espressione della donna muta di colpo: dismessa la maschera della vedova inconsolabile, si presenta come Tiadora e dice che un'amicizia comune ha interesse ad incontrare Lowell ed i suoi compagni di cella, ma che non ha nessuna intenzione di venire in questa prigione di persona: è dunque necessario evadere, ed una volta usciti imboccare la vecchia strada che dai sobborghi del paesino di Mulles attraversa la palude vecchia, dove in un casa con una singola lanterna appesa fuori dal primo piano li attende la loro comune amicizia. Lowell trasecola, ma Tiadora non ha intenzione di dire molto di più e risponde sardonicamente, rifiutandosi di dare ulteriori informazioni in merito a sé stessa, l'amico comune od i motivi dell'interesse di quest'ultimo per i nostri antieroi, ed infine si congeda, ma non prima di aver consegnato a Lowell la sua veletta  stranamente ricamata.



Torna quindi la guardia, e Tiadora è di nuovo in una valle di lacrime, di nuovo la personificazione della pietà e della disperazione. Dopo aver ringraziato calorosamente la guardia, ed aver specificato che non è necessario perquisire il prigioniero, si congeda. Stavolta Lowell è in grado di dire con certezza che la guardia è sotto l'effetto di un qualche incantesimo, dal momento che ripete meccanicamente le parole di Tiadora.
Tornato nella cella insieme agli altri, Lowell scopre la natura del dono di Tiadora: nel velo sono ricamati una serie di utilissimi oggetti che, una volta staccati, prendono corpo. Tra questi oggetti oltre ad armi, una corda, un simbolo sacro di Asmodeus che manda in sollucchero Lowell, ed una misteriosa finestra, ci sono degli arnesi da scasso, che Lowell riesce a passare alla sua incredula compagna di cella Nalia, la quale, in perfetto silenzio, libera prima sé stessa e poi anche i suoi compagni. Segue una breve discussione sul da farsi, e Lowell, bullandosi che la possibilità di fuggire è arrivata a loro solo grazie alla sua "amante", prende il comando e raccomanda prudenza, suggerisce di aspettare la notte per agire. I nostri dunque si rimettono al loro posto fingendo di essere ancora legati, ma le loro manette sono ora aperte.
Dopo un cambio di guardia, arriva l'ora del rancio: due guardie entrano nella cella e mentre una sta consegnando ai nostri una fetida zuppa da bere senza mani, Extreme a sorpresa si libera delle proprie manette e sferra una pugnalata alla guardia col vassoio in mano. Scoppia una breve rissa, durante la quale Rakon riesce ad impedire alla seconda guardia, visibilmente ubriaca, di suonare il corno che porta al fianco ed Extreme riceve una manganellata in testa che la spegne, mandandola a mordere la polvere. Eliminate rapidamente le guardie e risvegliata Extreme, l'evasione è ufficialmente iniziata!
Accertatisi che al piano non ci siano altre guardie, i nostri scoprono che la cella rinforzata accanto alla loro è occupata da una terribile creatura, un ogre, che tuttavia mostra segni di un'intelligenza fuori dal comune per la sua razza e che, dopo che gli viene esibito il simbolo sacro di Asmodeus avvolto di fiamme grazie ai trucchi magici di Lowell, accetta di collaborare.



Scese le scale, i nostri si ritrovano in un corridoio presidiato da due guardie che stanno giocando a carte, e, complice la penombra ed alcuni tiri di bluff riusciti, riescono ad attirarle nella tromba delle scale e macellarle prima che queste siano in grado di reagire.
In fondo al corridoio c'è un grande portone: l'uscita! I nostri lo stanno aprendo, quando da una stanza laterale si affaccia una guardia in abiti civili per controllare chi sta entrando. Anche questa guardia ha vita breve: una gangbang di schiaffi ad opera di Extreme, Rakon e l'ogre, che rivela di chiamarsi Grumblejack (ma anche Gilbert va bene), lo fredda prima che possa dire ohi. Nella stanza alle sue spalle, che si rivela essere un dormitorio, si trovano però altre due guardie in desabillé che attonite assistono al massacro del loro compagno. Intimidite dalla retorica di Rakon (retorica = minaccia di morte, per chi se lo stesse chiedendo) e dalla massiccia presenza dell'ogre alle sue spalle, le due guardie propongono un accordo: avere salva la vita in cambio di un minuto di vantaggio prima di suonare il corno e dare l'allarme. Ma Extreme non la beve (lel), e rollando un possente 8 su intuizione si lancia alla carica della prima guardia, che fa in tempo a suonare il corno prima di morire. Anche la seconda guardia dura molto poco, ma il danno è fatto: guardie, alcune accompagnate da cani, cominciano ad accorrere da dentro l'edificio e dal cancello.
I nostri, appiccato un incendio per creare un diversivo, si danno alla fuga nella corte interna della fortezza, inseguiti dall'intero corpo di guardia. Giunti di fronte alla torre della fortezza, ne abbattono la porta chiusa e si trovano in una stanza dei trofei, tappezzata di arazzi commemorativi ed insegne nobiliari. Scostato un arazzo, fanno dunque uso dell'ultimo gadget: la magica finestra, che si materializza nel muro esterno della torre e che apre una via di fuga verso l'esterno. Nel mentre, tuttavia, i nostri vengono raggiunti da una pattuglia di inseguitori composta dal sergente della prigione, 3 guardie ed un cane, ed inizia un combattimento furioso durante il quale Extreme viene nuovamente spenta, I nostri tuttavia riescono di nuovo a prevalere grazie agli sforzi combinati di Rakon e dell'ogre Grumblejack e, rianimata Extreme con l'unica pozione di cura a loro disposizione, ad uscire dalla fortezza.
Tuttavia l'odissea non è affatto conclusa: i nostri si trovano ora sulla scogliere che circonda le mura, alta oltre 20 metri ed a picco sul mare. Grazie ad alcuni fortunati tiri scalare ed acrobazia, nessuno cade di sotto nonostante il buio pesto ed il terreno difficoltoso, ed i nostri riescono a calarsi a mare senza danno usando la corda loro fornita da Tiadora. Una volta in acqua, tuttavia, si rendono conto che non sarà una passeggiata, perchè la risacca, la corrente, gli scogli ed il buio rendono difficoltoso restare a galla. Dopo vari intermezzi comici, mezzi affogati i nostri riescono a prendere terra dapprima su uno scoglio per riprendere fiato, ed infine sulla terraferma in una posizione da cui sono in grado di scalare la scoscesa scogliera. Orientatisi, si dirigono dunque prima verso il villaggio di Mulles e, senza mai entrarvi, deviano verso la palude. Il sole sta sorgendo quindi i nostri, mezzi morti di freddo, fame, fatica e sonno, si accampano nel cavo di un albero marcio e dormono il sonno degli ingiusti.





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